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È un sacco di tempo che non aggiorno il blog dopo la mia dimissione. vediamo di colmare questa lacuna e fare qualche considerazione.Sto bene. Lo dico a tutti gli amici che prendono le notizie da qui. Sto bene, sono in forze. Ho recuperato due o tre chili dalla dimissione dall’ospedale. Ho anche riguadagnato un po’ di masa muscolare come i dottori mi avevano predetto, visto che pare che la dialisi te la consumi poco a poco.
Sono in forze. Ho sempre fame e quindi sarà bene che mi regoli un po’ Bevo come un cammello come da istruzioni e faccio tanta plin-plin.Purtroppo per un altro mese dovrò limitare i contatti, evitare posti affollati e girare con l’elegante mascherina, ma va bene. Il perché si spiega facilmente: qualche tempo fa mi sono ritrovato con una gastrite bestiale, che mi ha dato dolori lancinanti per una settimana abbondante. Per fortuna i dottori ci erano già passati e gli esami hanno confermato che, col solito culo che mi contraddistingue, mi ero beccato il citomegalovirus, un virus comunissimo e scassacabasisi. Dopo tre o quattro giorni di dosi elefentine di antivirali stavo già meglio, ma in quella settimana sono stato quasi paralizzato, mangiando controvolgia più per calmare il dolore, bevendo meno. Ero calato di tre chili e passa. Oggi mi hanno comunicato che agli ultimi esami ero negativo, se lo sarò anche ai prossimi due potrò terminare la terapia antivirale.
Comunque sia, ora va bene. Sto lavorando a pieno e un giorno o due alla settimana sto tornando in centro a lavorare, il che mi permette di parlare con qualcuno, perché a casa ci lavoro comodo, ma ogni tanto sono un po’ soletto…
Per il resto, ora la mia dieta è libera, nei limiti di una vita equilibrata e sana. Devo evitare solo il pompelmo, perché interagisce con l’antirigetto potenziandone di parecchie volte gli effetti, ma mi frega poco perché a me il pompelmo fa schifo.Devo bere parecchio (minimo 2 litri al giorno) per stare bello idratato e tenere il rognoncino in allenamento; certo che dopo la dialisi questo suona parecchiuccio ironico.Trascorsi questi tre mesi di fermo biologico potrò, o meglio, dovrò, ricominciare a fare movimento per stare in forma. Insomma, alla lunga diventerò un figo!
Comunque sto pensando da qualche giorno che forse questo blog, per quanto mi sia servito, ha perso un po’ di significato. Hoappena vissuto una rinascita e certe prospettive sono cambiate. Forse è il momento che lo faccia diventare qualcos’altro, qualcosa che serva alle persone come è servito a me. Non so, da tempo avevo in mente di scrivere una serie di articoli/manuale per persone che stanno per arrivare alla dialisi, per tranquillizzarle e dissipare qualche dubbio. Ora la situazione è cambiata ma il discorso potrebbe essere esteso al trapianto. Avvicinandosi l’estate e spedendo la famiglia al mare potrei avere più tempo per lavorare a questo progetto. Bisognerà che lo covi un po…
Sono a casa. Sono stato dimesso oggi pomeriggio.
Mi sento bene, in forze. La ferita mi dà poca noia. Purtroppo Francesco ha ancora il raffreddore e quando c’è lui devo portare la mascherina anche in casa.
per i prossimi tre mesi comune niente sforzi fisici e mascherina fuori di casa.
Il primo controllo sarà venerdì prossimo, i punti si tolgono tra 15 giorni.
Vi ringrazio tutti per i messaggi di affetto che mi avete mandato e la vicinanza che mi avete manifestato.
So che molti di voi scalpitano, ma le visite per il momento vanno molto limitate, ma se fosse bel tempo con Francesca pensavamo di incontrare le persone in giardino. Potremmo anche usare skype (id: isoladipasqua) o, per chi ha il mac, iChat che funziona parecchio meglio.
Poi meriterà fare il consuntivo di questa vicenda.
PS. Non frizza!
In questo momento mi sento nudo e indifeso. Non è piacevole.
Dopo 13 giorni nel reparto trapianti, piccolo e confortevole, prima di pranzo sono stato spostato nella corsia di chirurgia. Qui devo indossare la mascherina tutto il tempo, e quando andrò al bagno dovrò adottare una serie di misure, perché qui sono comuni (i bagni, non le misure…).
Sono qui perché oggi viene ricoverata una bimba di tre anni, l’unico tipo di paziente che la scarsa capienza del reparto non poteva gestire.
Di punto in bianco ho dovuto salutare gli amichetti del circolino, tutti mogi, raccogliere le mie (per fortuna) poche carabattole e spostarmi quaggiù.
Il mio spostamento è stato possibile per il motivo che **notiziona**, domattina mi tolgono ‘stu cazz ‘e catetere e se vado bene a corpo libero (immagino con bruciori da record per un paio di giorni) mi mandano a casa!
Stamattina ho chiesto all’infermiere di turno (che è uno dei miei preferiti) se mi rifaceva la medicazione della ferita. Quindi ha tolto tutto il cerottame, disinfettato e rimpecettato tutto di nuovo.
Verso le 11 e mezzo arriva uno dei nefrologi e dice che anticipiamo l’eco di controllo. Così mi metto a letto, mi sbraco bene bene, e diamo una bella guardata. Il risultato è che va tutto bene. Niente raccolte di liquidi, niente di strano.
A questo punto però sono tutto impiastricciato, quindi torna l’infermiere che con santa pazienza ripulisce dalla sbroscia ecografica e rifà tutto l’incerottamento.
Io mi rimbraco, mi alzo dal letto, e arriva la chirurga col carrello: si toglie il catetere di Bracci, quello che pesca direttamente dalla pelvi renale.
Allora via, mi ristendo, mi risbraco, lei stacca il catetere e lo sfila (non fa male).
Torna l’infermiere, la prendiamo a ridere, e ricostruisce tutta la medicazione per la terza volta…
Comunque alla fine della via cerottis le notizie sono queste:
- i valori di creatinina si stanno assestando tra 1.4 e 1.5, molto buoni
- in settimana se non c’è niente di strano mi dimetteranno
A latere, il nefrologo mi ha detto che sono rimasti estremamente sorpresi di avermi trovato un organo in così poco tempo, nessuno l’avrebbe potuto prevedere. È stato veramente un fottuto miracolo…
Questa notte alle 11 si è presentato un coglione che voleva essere ricoverato. Aveva sbagliato di un po’ di ore, perché doveva presentarsi in mattinata.
Non sentiva ragioni e c’è voluto del bello e del buono per convincerlo. Alla fine con la santa pazienza l’infermiere di turno gli ha rimediato una camera in un albergo vicino, ma per lui costava troppo. Quando ha capito che altrimenti avrebbe dormito nelle sedie fuori s’è rassegnato e ce lo siamo tolto dai cabasisi.
Il bollettino di oggi segna bel tempo: sono sceso un altro pochino…
Stanotte la neooperata della stanza accanto si è lamentata tutta la notte. Nessuno ha dormito una mazza e stamattina eravamo tutti rintronati completi.
Ho passato tutta la mattina provando a pisolare un po’ ma, anche se è un reparto piccolo, è ugualmente un porto di mare e quindi la cosa non mi è riuscita benissimo.
Però, una dottoressa oggi mi ha detto che i miei valori attuali (creatinina 1.5), per la mia corporatura e massa muscolare sono già molto, molto buoni e, anche se non scendessero di più, loro sono già soddisfatti.
Figuratevi io che questi valori ce l’avevo nel secolo scorso…
Oggi pomeriggio merenda collettiva con la ditta dei laziali, con tanto di schiacciata ciociara: i ragazzi si divertono…
Per la nottata, nel biuticheis ho trovato i tappini. Se si ricomincia tappo tutto e buonanotte.
La giornata qui inizia prestino: alle sei c’è il prelievo giornaliero. È importantissimo perché serve a vedere come vanno le cose, tutti i livelli del sangue, la funzionalità renale guadagnata e come il corpo processa i farmaci anti rigetto.
Io dormo ancora male perché le tubazioni mi danno noia, quindi alle sei il sonno faticosamente ottenuto va a donnine allegre.
Mi giricchio fino alle sette, mi faccio bello (il giusto), colazione. Alle otto arriva la terapia: pasticche come fossero zigulì e poi via per le intense attività giornaliere.
Oggi ci siamo messi a giocare a briscola e scopa, e c’è scappato anche un ripasso di tressette. Siamo in quattro trapiantati di fresco: oltre a me c’è il trittico laziale, due signori di Anagni che fanno sempre caciara e una signora di Sora simpatica. Ogni tanto ci si mette a veglia in una camera o l’altra e via così.
Comunque la notizia della giornata è che la mia funzione renale è quasi ai livelli normali. Continuiamo così.
Alé alé, paga da be’!
Oggi dai miei simpatici pantaloncini di carta verdi spuntano meno tubi: finalmente sono venuti i dottori e mi hanno sfiiiiiiiiiiiilato i tre spurghi che avevo sul fianco destro. Ti senti tirare tutto il ventricchio, ma meno male dura poco 
Ieri pomeriggio sono stato messo a cavezza. Poiché sto urinando molto mi ero un po’ dilavato, quindi mi hanno appioppato una busta di soluzione per rientrare col potassio. Io tutto baldanzoso pensavo di cavarmela con poco invece c’era il trucco, povero illuso. Il potassio è comunque tossico e pure irritante per le vene, quindi mi hanno regolato la pompa a una velocità ridicola (e detto tra noi, lo sentivo benissimo lo stesso): ho fatto due conti a mente e mi venivano comode comode 23 ore…
Mi è preso quello che potrei chiamare l’orso. Insomma sono stato di nuovo legato fino a stamattina prima di pranzo, quando sono arrivati gli esami e il potassio del menga era rientrato a posto.
Poi ho un nuovo inquilino. Si chiama Carmelo ed è l’archetipo del contadino calabrese. È tarchiato e massiccio; per i santafioresi è una specie di Giubbano, ma coi baffi tipo Ana. Quando ha voglia è chiacchierone, ma poveraccio è tutto scassato. Ha bisogno del trapianto ed è venuto a Pisa per veder se gli danno una regolata per poter essere messo in lista. Grazie a lui stasera ho visto il TG4.
La via della guarigione è irta di difficoltà.
Finalmente trovo la voglia di spendere un po’ di tempo per raccontare quello che è successo negli ultimi giorni, con un po’ di calma, tanto dove sono ora di tempo ce n’ho a bizzeffe…
Il luogo: il quinto piano del monoblocco chirurgia di CIsanello, nel reparto trapianti, letto 5; in camera oggi sono solo, c’è un bel sole che scalda.
Dai miei simpatici pantaloncini di carta verde ospedalieri escono un po’ di tubi. Come sono arrivato qui?
Martedì 12 aprile, a mezzanotte e mezza mi chiamano dal coordinamento trapianti, c’è un donatore. Devo andare a fare le tre ore di dialisi preparatoria, poi ci portiamo avanti con la preparazione.
Con Francesca ci vestiamo come razzi cercando di non svegliare il bimbo, e si esce di casa con me che tremo come una foglia. Non riesco a baciare Francesco che dorme, ho paura di svegliarlo. Arriviamo alla dialisi a velocità luce e comincio subito. Ci sono ovviamente solo io, la scena è surreale. Spedisco Francesca a casa a riposarsi un po’, ma ci riuscirà ben poco perché ci scriveremo non so quanti messaggi. Mentre sono lì mi calmo un po’ e cerco con l’ipad di cominciare ad avvertire alcune persone, amici e lavoro.
Cerco anche stavolta di non crederci troppo. Verso le quattro mi reco al reparto trapianti e si passa alla fase due: 20 provette di sangue, ECG, raggi al torace, clistere a noccioli di pesca, disboscamento del pelo, doccia antisettica. Eccomi pronto in pigiama sterile di carta, sono le 8.
Devo attendere su una barella l’evolversi della questione: a intervalli i medici mi aggiornano e scopro che…
1. L’organo verrà dal nord.
2. Il donatore è mio coetaneo, pesa quanto me
3. L’organo arriverà nel pomeriggio e faranno l’ultimo test che dura tre ore, fino alle 6 nulla è certo, però…
4. Alle 4 e mezzo si decide che vado comunque in sala operatoria, così che se il test va bene sono già pronto.
Finisce che alle 5 e spiccioli mi addormentano per terminare la preparazione, faccio solo in tempo ad augurare buon lavoro.
Alle 9 mi riprendo mentre mi riportano in corsia. Il trapianto è stato fatto.
La nottata è tranquilla, grazie agli antidolorifici benedetti.
Il rene è partito subito, sto urinando, quindi la prima fase della terapia è il rientro al 100%: una pompa mi reintegra i liquidi che urino, nella stessa quantità oraria. Questa cosa è andata avanti fino a domenica mattina, per cui mi pareva di essere diventato un piccolo acquedotto.
La giornata è poi costellata da prelievi, medicazioni, somministrazioni assortite.
Per fortuna al secondo giorno mi tolgono il sondino dal naso e posso mangiare, e ho pure fame!
Da ieri sono staccato dalla pompa e ho potuto camminare un po’, con la mia borsina per tutti i sacchetti e le bombole che ho ancora agganciate.
Ora si vede come va. Fin qui i medici sono fiduciosi. I valori sono stati buoni.
I prossimi giorni sono di stretta osservanza tecnica: ho un tubo che pesca direttamente dal rene per far guarire i punti sulla vescica, e devo tenerlo sui dodici giorni, poi si vede.
Appena mi muoverò meglio, mi si dice, posso munirmi di mascherina e uscire un po’ dal reparto, così che potrò avere visite al di fuori delle strette necessarie (oltre tutto per entrare bisogna bardarsi tutti).
Il reparto è piccolo e tranquillo, sono tutti gentilissimi, disponibili, speciali, ti sforacchiano con grazia
Detto questo, devo ringraziare tutte le persone che mi hanno tempestato di messaggi, sms, telefonate. Grazie, mi avete fatto un cuore così!
Martedì scorso, alle quattro del pomeriggio, stavo facendo una proposta grafica per un sito di ciucci e biberon quando mi chiamano dall’ospedale. Alla risposta rimango di sasso: c’è un organo papabile per il trapianto, precipitati qui a fare tre ore di dialisi purificatoria, e se i controlli di compatibilità che sono in corso vanno bene, ti ritrovi un rene nuovo.
Non so se sono capace ad esprimere quello che ho provato. Paura, contentezza, sgomento, sorpresa tremenda.
Uscendo dall’ufficio per tornare a casa ho avvertito la moglie e mia mamma, dicendo loro però che non bisognava contarci troppo. Ho cercato di arrivare a casa senza tirare sotto i pedoni sulle strisce, senza sbatacchiare la macchina addosso a qualcun’altra o a qualche platano delle Piagge, tutto il tempo con un ghigno in faccia poco rassicurante.
Arrivato a casa, con la moglie in fibrillazione, mi sono cambiato da dialisi e ho preso qualcosa per passare il tempo. La cosa più dura è stata dire a Francesco che forse avevano trovato il pezzo di ricambio di Babbo, e che se era vero non mi avrebbe visto o abbracciato per un po’. Credo di averlo mezzo stritolato. Meno male l’abbiamo fatto robusto.
Arrivato alla dialisi erano tutti sorridenti e pieni di in bocca al lupo (crepi). Ho iniziato la dialisi cercando di stare tranquillo, nel mentre avvertivo amici e clienti sulla faccenda in corso. Avevo paura che in caso positivo non avrei fatto in modo di dirlo a nessuno e, specie per il lavoro, mi sembrava una bella scorrettezza (oh, sono fatto così…).
Poi ho cercato di pensare che non era vero, ma era parecchio dura. Permaneva la fifa dell’operazione e soprattutto del dopo.
Per due ore e mezzo ho trasalito ogni volta che vedevo arrivare i dottori. Alle sette e mezza mi hanno detto che l’organo non era compatibile.
Tutti mi hanno detto che è una cosa buona e che una volta smosse le acque si va… Ovviamente ci spero tanto, ma se voglio sopravvivere senza ammattire devo pensare che dovrò aspettare ancora. Questa era la prova generale.
Un grazie va a tutti quelli che mi hanno mandato messaggi d’incoraggiamento. È bello sapere che le persone ti pensano. Grazie grazie.
Però cavolo, sono una fava, avevo detto che la sera avrei bevuto una birra media, e invece sono stato bravino uguale…
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